La storia di Uber, la startup che ha fatto vacillare il monopolio dei tassisti

L'azienda Uber, nata negli Stati Uniti, ha iniziato la sua storia scommettendo sulla condivisione della mobilità

Applicazione per incontrare la domanda dei passeggeri e l'offerta degli autisti

Antonella Santoro 12/10/2021 0

Non esageriamo se diciamo che Uber sia e sia stata una vera e propria rivoluzione. Lo dice il mercato che è testimone diretto di un patrimonio di 65 milioni di dollari attribuibili al business dei suoi ideatori, Camp e Kalanick, lo dicono milioni di persone che utilizzano il servizio e lo dice l’offerta che si sta aprendo sempre di più a target e servizi diversi. Ma come mai tutto questo successo? Per poterlo capire torniamo indietro di oltre dieci anni e soffermiamoci sulla sua start up

Un'intuizione semplice e geniale

Tutto nasce nel 2009 per via di un taxi che tardava ad arrivare: Garret Camp e Travis Kalanick, si trovavano ad una conferenza a Parigi e all'uscita dall'evento non c'erano taxi disponibili. Mentre aspettavano guardando il via vai delle macchine di passaggio, si chiesero quante automobili di quelle viste fino a quel momento erano dirette nella stessa loro direzione e a quanto sarebbe stato utile un'app che mettesse in comunicazione i guidatori con chi non è automunito. La risposta fu semplice: dopo poco nacque Uber, un’applicazione per mettere in contatto automobilisti e passeggeri. Ognuno di noi può diventare un Uber e guadagnare offrendo un servizio di trasporto passeggeri con la propria auto. Se prima prenotare un taxi voleva dire contattare il centralino, aspettare che il tassista partisse dal deposito taxi o dall’altra parte della città e raggiungesse casa nostra, aspettare l’accensione del tassametro e a fine corsa corrispondere un compenso, con Uber tutto è prenotabile tramite app: con la geolocalizzazione l’azienda invia l’auto a noi più vicina e i pagamenti vengono fatti in automatico tramite un primo inserimento dei dati della prepagata in piattaforma o sul cellulare senza dover pagare l’autista a fine percorso.

I primi problemi con il trasporto tradizionale

L’azienda Uber non si chiamava così ai suoi esordi: di certo l’idea iniziale di soprannominarlo UberCab non aiutava a tranquillizzare i tassisti, così venne cambiato e ridotto in Uber nel 2011. Ma il problema del nome sarebbe stato del tutto relativo: difatti si stava per abbattere una vera e propria tempesta sul monopolio del servizio taxi e Uber già si prospettava rappresentante di un vero oltraggio alla professione del tassista. Persino l’investimento iniziale non lasciava presagire il successo che avrebbe poi fatto negli anni successivi: con “soli” 250 mila dollari ha realizzato un patrimonio di circa 65 miliardi ed ha subìto trasformazioni e collocazioni in altri settori del mercato. Effetto domino garantito, perché a sceglierlo sono stati molti paesi, tra i quali anche l’Italia. Il Belpaese, nella fattispecie, gli ha però riservato un benvenuto per niente facile a livello normativo. Approdato nel 2013, con sé ha portato un vero e proprio terremoto legislativo nell’ordinamento italiano. UberBlack, che a differenza del precedente sistema era un servizio che riconosceva agli autisti Uber autorizzati la facoltà di eseguire il servizio di trasporto, richiedeva come requisito essenziale la regolare licenza NCC. Con il passare dei mesi, però, per Uber si presentò un ulteriore impedimento che minò considerevolmente la sua legittimità ad operare come servizio alternativo al trasporto taxi. A differenza dei conducenti NCC, UberBlack non rispettava l’obbligo di rientro in rimessa al termine del servizio. Per tale motivo, nonostante la legge fosse dalla sua parte, UberBlack fu considerato abusivo nel Comune di Milano e non solo. UberBlack è stato l’unico servizio permesso dalla normativa italiana ad essere operativo sul territorio, negli altri paesi le evoluzioni di Uber, ovvero UberPop e UberX hanno valicato i confini dell’Europa e non solo.

Uber Eats, l'altra faccia di Uber

Sulla scia del successo di alcune piattaforme di consegna a domicilio (Just Eat, Deliveroo ecc), Uber ha lanciato un serivzio analogo: Uber Eats. Si tratta di un'app che consente di ricevere direttamente a casa i nostri piatti preferiti con un piccolo sovrapprezzo rispetto al costo orginale. Funziona come Uber: si crea un account, si sceglie cosa mangiare, si cerca il locale più vicino e si ordina in pochi minuti. E'possibile anche fissare un orario preciso per far recapitare i piatti ordinati. Il momento del ritiro prevede una mancia, che può essere corrisposta al momento della consegna o tramite l'applicazione entro i 30 giorni successivi: in questo modo è tutto tracciato e il cliente ha meno pensieri. Uber, in una società sempre più frenetica, vuole puntare a diventare protagonista e lo fa proiettandosi sempre più in alto, mettendosi in gioco e utilizzando, come è solito fare, le innovazioni tecnologiche del momento

Potrebbero interessarti anche...

Andrea Pastore 26/04/2014

Blockbuster: come la mancanza di innovazione porta al fallimento

 La velocità del progresso tecnologico fa si che alcune attività diventino all'improvviso obsolete, perché dipendenti da una tecnologia. È il caso del noleggio delle videocassette, poi dvd, diventato inutile con la sempre maggiore diffusione delle connessioni veloci che hanno reso possibile i servizi in streaming.
A farne le spese sono stati non solo i piccoli negozi che offrivano questo servizio ma anche i colossi del settore, Blockbuster in primis, che è passato dall'essere una delle aziende più floride all'inizio del nuovo millennio al tracollo nel 2013, quando gli ultimi negozi negli Stati Uniti sono stati chiusi definitivamente dal suo ultimo proprietario, la Dish Network.

Leggi tutto

Andrea Pastore 10/05/2016

Dall'olimpo della fotografia al fallimento: la storia di Kodak

I meno giovani sicuramente ricorderanno gli anni in cui una volta scattata una foto bisognava aspettare lo sviuppo per sapere com'erano venute. Era l'era dei rullini fotografici, e Kodak era una delle aziende leader del settore: è stata fondata verso la fine dell'Ottocento da George Eastman , con il nome di Eastman Kodak Co. Un nome semplice , senza significato ma facile da ricordare ( come per molti marchi di simile consumo ) unito a uno slogan accattivante , “Voi premete il pulsante , noi facciamo il resto” , che ne sintetizza perfettamente tanto lo scopo

Leggi tutto

Andrea Pastore 02/12/2014

Stackoverflow: l'importanza di arrivare primi

Stackoverflow è un sito che consente di inserire domande su argomenti di programmazione. È il punto di riferimento di tantissimi sviluppatori in tutto il mondo, riceve oltre 500.000 visite al mese e contiene un enorme quantitativo di domande.
La storia di questa startup, che oggi da lavoro a circa 200 persone (alcune delle quali sparse in ogni parte del mondo), è iniziata nel 2008, quando il suo fondatore si è accorto che non c'era un punto di riferimento per i programmatori, che fino a quel momento dovevano cercare le informazioni

Leggi tutto

Lascia un commento

Cerca...