Last second food, la startup per acquistare il cibo in scadenza (risparmiando)

Fa un viaggio all'estero, trova un'idea interessante che in italia ancora non c'è, e decide di importarla. Ecco la storia di Last Second Food!

Andrea Pastore 15/05/2017 1

Uno dei problemi della grande distribuzione è la gran quantità di cibo in scadenza che spesso, se non venduto in tempo utile, finisce in discarica. Anche questo settore è stato oggetto di attenzione degli startupper, che hanno ideato progetti in grado di ridurre questo spreco, come quello che vediamo oggi: si chiama Last Second Food, e ne parliamo con il suo fondatore Alessandro Cervini.

Com'è nata l'idea di lastSecondFood?
L'idea di Last Second Food nasce in un uno dei miei viaggi all'estero. Sono rimasto affascinato da Praga e da alcuni suoi negozi di alimentari che vendono esclusivamente cibo in scadenza. Ho pensato che potesse essere un ottimo modo non solo per evitare lo spreco di cibo e le risorse ambientali impiegate per la produzione di alimenti, ma anche un elemento in più per permettere ai produttori di incrementare la loro clientela, facendo conoscere se stessi e le loro aziende direttamente ai consumatori. Dal 1974 a oggi lo spreco alimentare nel mondo è aumentato del 50%, ma solo recentemente la questione è trattata come un vero problema. In Italia lo spreco domestico vale complessivamente 8 miliardi di euro l'anno, circa 30 euro mensili a famiglia per 2,4 kg di cibo sprecato.
 
Come funziona Last second Food?
Ogni 48 ore inviamo agli iscritti un'email con le offerte di prodotti in scadenza a prezzi competitivi. Tramite noi si crea quindi un rapporto diretto tra produttore e consumatore, in modo da dare l'opportunità a chi si registra sul nostro portale di incrementare il proprio portafoglio clienti.
 
 Qual è il vostro modello di business?
Sviluppiamo il nostro business assumendoci il ruolo di intermediari. Ciò che svolgiamo è un lavoro di digital e social media marketing: sponsorizzare gratuitamente la produzione del nostro inserzionista con una ampia gamma di clienti: dai ristoranti alle pizzerie, dai conventi alle mense, dal servizio catering alle trattorie e altro ancora.
 
Come guadagnate?
Non chiediamo a chi voglia usufruire del nostro servizio, come produttore o consumatore, alcuna spesa di iscrizione. Quello che il produttore ci riconoscerà è una percentuale, precedentemente concordata, esclusivamente sul venduto. Non ci sono ulteriori oneri.

Quali sono i vostri progetti per il futuro?
Il progetto futuro, incrociando le dita, è quello di arrivare all'estero: far conoscere la nostra startup nelle altre nazioni Europee.

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