Gli artigiani delle moto: la storia di Vyrus

Pubblicato da Andrea Pastore nella categoria Storie il 05/06/2014ultimo aggiornamento il 05/06/2014

La storia di un'azienda controcorrente, che produce moto artigianali molto apprezzate anche dagli attori di Holliwood

Gli artigiani delle moto: la storia di Vyrus

Anche in un mondo come quello dei motori, dominato dalla produzione in serie per fare economie di scala, c'è spazio per l'artigianato. È un esempio la casa italiana Vyrus, che produce moto “su misura” del cliente. L'azienda Vyrus esiste dal 1985 e realizzava delle moto “una tantum”, e nei primi anni 2000 si è lanciata nel settore delle moto omologate, che fino ad oggi ha venduto in 27 nazioni del mondo. Il cliente può scegliere ogni dettaglio della sua moto: la scelta dei componenti è così vasta che non esiste una Vyrus uguale ad un'altra. Un modello di business possibile anche grazie ad internet, che permette di lavorare con persone anche dall'altra parte del mondo, e di trovare e reperire componenti ovunque. Abbiamo fatto alcune domande ad Ascanio Rodrigo, il fondatore dell'azienda.

Com'è nata l'idea di produrre moto fatte su misura?
Fa parte del nostro DNA costruiamo moto one-off (unico esemplare) da 30 anni per clienti molto esigenti, abbiamo deciso di “industrializzare” questo concetto come nessuno aveva fatto prima d’ora)

Da quanto tempo la tecnologia ha reso possibile produrre moto tecnologicamente avanzate in modo artigianale?
Diciamo che noi stessi abbiamo dovuto creare la tecnologia per queste produzioni. Per Tecnologia intendiamo “lo studio del modo di fare le cose” che non ha niente a che vedere con la tecnica, quindi abbiamo messo molta attenzione nello studio per realizzare tali produzioni. Il metodo è quello che adotta anche una azienda come HRC che per costruire le sue 8/10 moto ufficiali impiega un anno di lavoro e un pool di tecnici che sviluppano il prodotto e lo rendono fruibile ai vari team. Solo che una Motogp dell’HRC costa svariati milioni di dollari in leasing e a fine anno va restituita a casa madre, invece una Vyrus costa solo qualche decina di migliaia di euro e rimane del cliente per sempre.

Qual'è la differenza tra voi e altre case che fanno un discorso simile al vostro?
Le case motociclistiche commercializzano moto strutturate con prodotti come carrozzerie in plastica, telai pressofusi, ruote fuse, particolari in qualche maniera del tutto industrializzati per costruirne in svariate migliaia di pezzi. Noi abbiamo la facoltà di produrre svariate dozzine di veicoli costruiti con pezzi tipici della vera e propria prototipazione come avviene per le moto da competizione della MotoGP o la Moto2 o Moto3. Replicare queste produzioni ultratecnologiche non è impresa semplice e immediata.

Che strategia avete utilizzato per farvi conoscere?
Questa è stata la prima domanda che ci siamo posti quando abbiamo deciso di iniziare. Si tratta ovviamente di un lavoro lungo che è durato anni, durante i quali abbiamo creato una community fidelizzando i clienti in giornate a porte chiuse in pista e in gite organizzate. Abbiamo creato anche un campionato del Mondo riservato alle moto Vyrus una struttura Internet capace di indirizzare il cliente al desiderio di provare una Vyrus. Completano la nostra strategia un servizio ineccepibile ( il rapporto non è cliente/azienda ma Vyrus/amico di Vyrus) e il fatto che il nostro prodotto ha un valore di gran lunga superiore al valore in denaro corrisposto.
Oggi siamo leader mondiali di questo settore, nessuno produce così tante “special” di alta manifattura, omologate in tutti i paesi del globo che rispettano le norme nazionali e internazionali e anche se prodotte più di 10 anni fa sono totalmente aggiornabili e performanti senza parlare del valore economico che a oggi una Vyrus del 2003 ha ancora sul mercato…

 

Non possiamo che fare i complimenti ad Ascanio Rodrigo e il suo team, che con il loro prodotti di alta qualità aggiungono una nuova pagina di motori in una terra, la Romagna, dove l’80% dei marchi motociclistici hanno fatto la storia del mondo delle due ruote.

 

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