Come registrare una testata giornalistica online

Scopriamo quali sono i passaggi necessari per aprire una testata giornalistica

Andrea Pastore 07/01/2020 0

Registrare un periodico online non è un'operazione di per sè complicatissima, l'unica sostanziale difficoltà sta nel produrre - in modo esaustivo ed esauriente - la documentazione prevista dalla normativa. L'istituzione del registro della stampa periodica risale addirittua al 1948: in base all'articolo 5, nessun giornale può essere pubblicato se non viene registrato presso la cancelleria del Tribunale.

In realtà, secondo la legge 103 del 2012, sarebbero esonerati dalla registrazione obbligatoria tutti quei periodici online che non producano ricavi annui superiori ai 100mila euro o per i quali gli editori non abbiano chiesto sovvenzioni pubbliche. All'atto della richiesta di iscrizione al registro, bisogna produrre: una dichiarazione "autentica" (cioè con firme autenticate da notaio o segretario comunale) dell'editore e del direttore, riportante i rispettivi domicili, il titolo del giornale e la periodicità; una copia dello statuto, se la proprietà dell'aspirante testata è riconducibile a una persona giuridica; un documento che attesti l'iscrizione del direttore all'albo dei giornalisti. Il Giudice, effettuate le opportune verifiche, ordina l'iscrizione nel registro entro 15 giorni dal ricevimento dell'istanza.

Va precisato, in alternativa, che le firme autenticate possono essere sostituite da firme non autenticate ma accompagnate da fotocopia del documento di identità; inoltre, in merito all'attestazione dei requisiti necessari per avviare l'attività editoriale (elettorato, cittadinanza, titolarità dell'impresa esercente, iscrizione all'albo), editore e direttore possono produrre dichiarazione sostitutiva di certificazione. Trattandosi di un periodico online, è richiesta anche una copia del contratto siglato con l'hosting provider di cui si utilizza lo spazio web.

Quanto ai costi, c'è da versare una tassa di concessione governativa di 200 euro sul c/p 8003 dell'Agenzia delle Entrate di Pescara, allegando poi la ricevuta all'istanza, sulla quale va apposta una marca da bollo di 16 euro ogni 4 facciate. Per facilitare l'acquisizione della domanda, da qualche anno la Cancelleria richiede un'easynota di accompagnamento, che genera le note di iscrizione al ruolo e velocizza l'iter burocratico.

Quali sono i proventi di una testata giornalistica?

Oltre alle sovvenzioni statali che possono essere richieste da tutti i giornali, alla luce dell'avvenuta equiparazione delle testate telematiche a quelle cartacee, la maggiore fonte di entrate è legata alla vendita di spazi pubblicitari. Molte testate giornalistiche offrono, poi, il servizio di ufficio stampa per i propri inserzionisti, oppure la scrittura di articoli promozionali.

La necessità di guardare lontano

Una testata giornalistica necessita di tempo per farsi conoscere e per essere appetibile da parte degli sponsor. Già al momento della creazione bisogna essere consapevoli di dover ragionare in termini di almeno un anno per poter valutare il riscontro economico.

foto tratta da Pixabay - attribuzione non richiesta

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Andrea Pastore 15/10/2021

Come aprire una società di delivery: gli step indispensabili per iniziare un’attività

Con la pandemia Covid, il settore del food delivery è diventato un ambito in forte espansione: quasi tutte le attività di ristorazione hanno dovuto migrare verso questo tipo di attività. L’obiettivo era quello di limitare l’impatto delle chiusure.

Ora che l’emergenza sembra aver dato un po’ di respiro a questo settore, il delivery non ha smesso di contribuire agli introiti delle attività di ristorazione anzi, sono ancora tantissimi i clienti che richiedono la consegna a domicilio.

Ecco perché, per chi volesse avviare una nuova attività, pensare di aprire una società di delivery potrebbe essere la scelta vincente.

Delivery: tipologie

Prima di spiegare come aprire una società di delivery, è opportuno spiegare meglio di che tipo di attività si tratti. Il delivery infatti, non riguarda solamente la consegna a domicilio. Vi sono varie tipologie di società di delivery. Ecco quali sono:

  • only order: si tratta di fatto di aggregatori di offerte che permettono al cliente di ordinare dai ristoranti partner e di ricevere il tutto a casa;
  • only delivery: in questo caso la società dovrebbe occuparsi esclusivamente della consegna e non della gestione ordini;
  • order and delivery: è il caso in cui il ristoratore si ritrova a gestire gli ordini e ad effettuare le consegne. Il cliente che usufruisce di questo servizio contatta direttamente il locale.
  • Fully integreted: si tratta di quei servizi che implementano tutta la filiera food: dal procurarsi le materie prime fino alla consegna.

Come aprire una società di delivery: aspetti burocratici

Ma veniamo alla domanda più importante: come aprire una società di food delivery? Ecco una breve guida di tutti i passaggi burocratici necessari all’inizio dell’attività:

  • Aprire partita iva: è la prima cosa da fare quando si decide di avviare un’attività commerciale: ci sono varie tipologie di partite IVA che variano a seconda del tipo di attività da svolgere ma anche in base al tipo di società che si desidera fondare. La cosa migliore da fare in questi casi è rivolgersi ad un commercialista esperto che sappia fornire supporto e assistenza anche dopo l’avvio dell’attività.
  • Registrarsi presso la camera di commercio: una volta aperta la partita iva, sarà necessario rendere ufficiale la nascita dell’attività commerciale. Per farlo, si dovrà richiedere la registrazione presso la Camera di Commercio del Comune nel quale si desidera aprire l’attività.
  • Richiedere la SCIA: è l’autorizzazione necessaria per l’inizio dell’attività commerciale, va richiesta presso il Comune di appartenenza.

Quelli fino ad ora descritti sono i passaggi necessari all’apertura di un’attività commerciale. Si tratta di fasi obbligatore da fare per qualunque tipo di business.

Delivery e sicurezza sanitaria: cosa serve

Quando si tratta però di contesti in cui si ha a che fare con il cibo, quali possono essere le società di delivery ma anche i ristoranti, la questione diventa più delicata. Parlando di come aprire una società di delivery, non si può non considerare la sicurezza sanitaria.

Ci sono altri importanti doveri a cui adempiere, per assicurare al cliente un servizio sicuro e di qualità. Ecco quali sono le autorizzazioni necessarie per trattare di cibo:

  • Autorizzazione ASL: è il lasciapassare che autorizza le attività commerciali a trattare e rivendere cibi e bevande.
  • Protocollo HACCP: è la licenza più importante da ottenere se si vuole aprire un’attività che abbia a che fare con il cibo.

Ogni attività deve dimostrare di aver superato il controllo dei rischi per quanto riguarda ogni fase della lavorazione di cibi e bevande.  Per questo motivo, le aziende devono istruire i propri dipendenti in tal senso, redigendo un manuale che aiuti tutti a comprendere come maneggiare il cibo in sicurezza.

Un piano ben studiato

L’investimento iniziale per una attività only delivery è al di sotto dei 20.000 € poiché è possibile evitare di pagare affitti ed utenze legati a locali o magazzini.

Prima di aprire una società di delivery però, è necessario farsi supportare da esperti per stilare un dettagliato business plan che indichi nero su bianco, target, strategie di vendita, analisi di mercato e fattibilità economico-finanziaria dell’operazione.

È proprio grazie al prezioso strumento del business plan che si può valutare la bontà di una idea imprenditoriale. Non solo, attraverso questo documento si potranno richiedere prestiti o trovare soci in affari.

 

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Andrea Pastore 12/03/2015

Come aprire un bed & breakfast

Per bed and breakfast si intende una struttura recettiva che può ospitare un numero limitato di persone (stabilito dalle leggi regionali, quindi diverso da regione a regione). Molte persone negli ultimi anni hanno deciso di aprire un'attività di questo tipo, che consente di guadagnare anche cifre interessanti, tanto che molti decidono quest'attività come fonte di reddito principale.

Gli adempimenti burocratici

Chi decide di aprire un bed and breakfast deve essere il proprietario o comproprietario dell'appartamento e deve avere la residenza li. Se l'appartamento in cui risiedete è in affitto e non siete i proprietari allora dovrete fornirvi di un foglio (chiamato "Atto di Assenso) dove il proprietario vi darà il consenso a svolgere l'attività di b&b.
Ogni regione ha una sua legge, ma ci sono pratiche comuni: è sempre necessario recarsi presso il SUAP (Sportello Unico Attività Produttive) del proprio Comune e compilare la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività).
Se si vuole svolgere questa attività solo per incrementare il proprio reddito familiare e non come attività principale bisogna dichiarare la chiusura per un numero di giorni dell'anno che varia in base alla regione. Se invece si vuole svolgere questo lavoro come attività principale non ci sono obblighi di chiusura, ma è necessaria l'apertura di una partita Iva e l'iscrizione alla camera di Commercio.
Bisogna anche verificare che il regolamento condominiale non contenga divieti di svolgere questo tipo di attività, e che i vari impianti (impianto elettrico, gas, riscaldamenti... ) siano conformi alle norme di sicurezza. In molte regioni è necessario consegnare un documento, firmato da un tecnico, attestante la regolarità degli impianti.

I requisiti dell'appartamento (o camera)

Le camere destinate al bed and breakfast devono essere fornite di alcuni arredi base (letto, comodino, lampada e una sedia per persona, armadio, specchio, presa di corrente e un cestino per rifiuti); inoltre dovranno avere una superficie minima che varia in base al numero di persone che deve ospitare:

  •  8 mq. per una persona,
  • 14 mq. per due persone,
  • 20 mq. per tre persone.

Per ogni letto aggiunto deve esserci uno spazio aggiuntivo di 6 metri quadri, inoltre non si può superare il numero massimo di 6 letti per stanza. Il bagno che sarà messo a disposizione degli ospiti dovrà essere completo di water, bidet, lavabo, vasca o doccia, specchio, presa di corrente e chiamata di allarme. Non è obbligatorio avere un bagno privato per gli ospiti, ma molti bed and breakfast offrono questo servizio.

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